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Pensierino stupido.. Ma anche no.

Sono mesi in cui se ne sentono di tutti i colori. Di guerre, femminicidi sempre più presenti, di suicidi, omicidi, matricidi, patricidi, politica non più degna di esser chiamata tale..etc..

Ma sopra ogni cosa, dopo mesi di non voluta assenza dalle informazioni in genere, (più che altro senza accorgermene non passo più il mio tempo ne davanti alle informazioni più o meno distorte della televisione, ne lo passo come mi piaceva tanto, ad informarmi per vie traverse, leggendo, cercando di farmi una mia idea sul web o leggendo libri nel tempo libero -e di quest’ultima cosa non vado fiera, ma so che vado a periodi- ) uno dei misteri, per quanto mi riguarda, dell’informazione d’oggi, è un certo Youg Signorino.

Siccome mi ritrovo spesso ad accendere la tv solo per farmi mangiare il cervello dalle serie tv che tanto adoro e quando spengo, passo il tempo, vivendomi il mio tempo, il mio amore e la mia casa, ammetto di ricevere “informazioni” solo da Facebook dove purtroppo o perfortuna mi piace ancora stare.

Mi distrae, mi tiene in contatto con persone con cui per forza di cose non sarei in contatto se Facebook non ci fosse ma ora, più ci passo il tempo più sono nauseta dall’ “essere” di cui sopra.

Non so minimamente chi sia. O almeno, non lo sapevo fino a poco fa in cui mi sono intestardita per capire perché tutti ne parlano e…cazzo! Ma chi me l’ha fatto fare?! Vi odio.

Fine.

Anzi no.

È preoccupante. È desolante. È assolutamente senza senso ma sopratutto senza alcun senso di esistere e respirare ma purtroppo, come succede con gli incidenti stradali, le persone ne sono attratte pur sapendo che non c’è niente di bello nell’osservare un incidente.. eppure..

Beh!!! Mi discosto. Mi dissocio. Mi autoelimino da questa moda venuta da non so bene cosa e di certo al primo che ora continua a parlarne, lo insulto.

Basta. Non se ne può più.

Non c’è nulla di più vero nella frase di non so chi, in cui si dice che siamo talmente abituati al brutto che alla fine, il brutto finisce col piacerci.

Ma anche qui mi dissocio.

A me il brutto HA ROTTO IL CAZZO (ops!)

Fine. Per davvero stavolta. Vado ad imprecare di là.

Robert Nesta Marley MANCHI

Collocamento mirato me te magno.

Continuo a mancare da un po.. come ho gia scritto per mille motivi, manco.

E manco (dall’anconetano: neanche) manco a caso.

Su facebook, dove non so perchè non manco mai, anzi lo so, si chiama malattia vera, altro che la sclerosi che mi accompagna, due giorni fa, per il mio anniversario, postavo questo:

-Per il mio 11° compleanno di nuova vita, condivido il mio culo negro in una spiaggia sperduta nel Mare delle Andamane, qualche mese fa, dove l’unico pensiero che avevo era che SCIALAVAMO e AMAVAMO ogni singolo istante di quel posto incontaminato.
Lì ho capito che riesco ad essere migliore di quel che penso ma che sono nulla in confronto al respiro che ci da la Terra, tutti i giorni.
In questi 11anni ho capito che ho un gran culo e non perché è ancora alto e tondo nonostante non faccio attività fisica, ma perché dopo 11 anni non è costretto seduto, come tanti altri meno fortunati di me.
Ho respirato e pianto perché ho il culo di farlo autonomamente. Sopratutto lì dove non pensavo mai di riuscire ad essere.
Mi sono riempita gli occhi di quei colori che non credevo possibili in natura e ho ringraziato con tutta me stessa perché avevo il privilegio di avere la vista funzionante per conoscerli.
A 11 anni di nuova me, nel bene e nel male di questa vita difficile ma non impossibile, ringrazio la “puttana” che mi infastidisce il sistema nervoso come la migliore delle puttane, perché mi ha insegnato a vivere.
Non smetterò mai di dirlo. Nonostante sia con me e in me, ho un gran culo e continuerò ad averlo anche quando sarà floscio e basso.
Tanti auguri a me.
31+11 e vado avanti.
#thailand #andamansea #kohrawi #sm-

Oggi, il 17 (numero sfigato dai tempi dei tempi) di quel mese che è rappresentativo del mio numero 5, in questo caso nelle veci del fortunato, ho FINALMENTE FIRMATO UN PRECONTRATTO LAVORATIVO DURATURO, CON PROSPETTIVA DI TEMPO INDETERMINATO (IL PRIMO DELLA MIA VITA) MA SOPRATUTTO IL PRIMO DOPO 11 FOTTITISSIMI ANNI, CHE “USUFRUISCE” DEL COLLOCAMENTO MIRATO PER NOI INVALIDI CIVILI.

(Sia chiaro che nulla è piovuto dal cielo del centro di collocamento, ma bensì andato in cerca da me medesima, che per anni avevo ormai evitato di scrivere della mia invalidità sui milioni di curriculum stampati, visto che noi poracci INVALIDI CIVILI siamo visti come la peste bunnonica in tempi de guera)

Si cazzo, daje!

GIUSTIZIA È FATTA, GOVERNO INVISIBILE

LADRO!

Il Toro è abitudinario

Secondo l’astrologia il Toro è un segno abitudinario. Di quelli che ha bisogno di certezze e stabilità, di quei sani momenti anche ripetitivi che confermano a quelli nati sotto lo stesso flusso zodiacale (?) che tutto procede uguale. E con uguale si intende il senso più puro del termine: tutto rimane com’è, perché il com’è va bene cosi.

Eppure io, che sono uno di quei tori testardi da buttarti giù se vedono rosso, fino a quando non sono riuscita davvero nell’intento, sto vivendo un periodo che tutto è, meno che abitudinario. E sto bene. Anche se l’altra mia parte tora, sente di essere stravolta nel profondo da questi cambiamenti continui e sa di essere costantemente vicino al baratro.

Mille cose sono successe. Belle, brutte e sconvolgenti in entrambi i sensi. Da luglio vivo con delle perenni farfalle nello stomaco che sono si, sintomo di un amore vero, ma anche sinonimo di svolazzamento libero.

Libera finalmente di scegliere quello che voglio senza condizionamenti ne esterni ma sopratutto mentali. Più leggera nonostante i chili di troppo che difficilmente si smaltiscono dopo i 30. Libera di aver scelto un amore e non un accontentarsi. Libera di aver cambiato uomo, casa, città, amicizie, abitudini per poi ritornare di nuovo alla base ma con il cuore sempre nella stessa casa, con lui.

Forse è questa l’unica vera mia abitudine: il cuore nella stessa casa del suo cuore.

Ma come ogni buon Toro sa, c’è il bello dell’essere forti più di altri, del godere dei bei momenti più di altri, come ad esempio quando ti incorno durante la corrida, perché se sei stronzo meriti che io ti punisca, ma sai che sei anche così sensibile che se ti punisco, sto male come un cane. Non certo come un toro.

Ed eccomi qui a pensare che tutto ciò che vivo è meraviglioso ma tutto ciò che non riesco a vivere rende, alle volte, tutto tremendamente tremendo.

Ma forse mi merito tutto.

Perché quella parte di me non c’è più.

Perché mi sono accorta solo dopo di volerla più delle conseguenze.

Perché mi merito le conseguenze.

Anche se continuo ad esporre le corna per dimostrare di essere ancora forte, sento che mi manca tutto ciò che non ho voluto.

E mi merito tutto. Nel bene e nel male.

Perché in realtà non mi merito niente.

All’alba dei 31, c’è chi va avanti e chi come me rimane ferma in quell’abitudine mentale che, cazzo, sono proprio un toro di merda.

Scusami.

Ciao.

Manco da un po..

Manco da un po..

E questa è la spiegazione oltre che il mio buongiorno e la mia buona domenica..

“Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama… Autostima. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che la sofferenza e il dolore emozionali
sono solo un avvertimento che mi dice di non vivere contro la mia verità. Oggi so che questo si chiama… Autenticità. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama… Maturità. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama… Rispetto. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso, all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è… Amore di sé. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.

Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama… Semplicità. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama… Umiltà. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo. È la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo… Pienezza. Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono reso conto che il mio Pensiero può
rendermi miserabile e malato. Ma quando ho imparato a farlo dialogare con il mio cuore,
l’intelletto è diventato il mio migliore alleato. Oggi so che questa si chiama… Saper vivere!“

Charlie Chaplin

Quando a quasi 31anni ti rendi conto che ne avevi 11.

“Ho appreso dalle mie bacheche che sono passati 20 anni dalla messa in onda di Dawson’s Creek. La notizia, di primaria importanza, ha suscitato in me una serie di profonde riflessioni che vi sottopongo:

1. Siamo adulti, dobbiamo arrenderci. Niente immaturità tardo-adolescenziali, niente sindrome di Peter Pan. C’abbiamo i capelli bianchi e i beniamini di un telefilm (si chiamavano telefilm) con cui siamo cresciuti hanno ormai queste facce qui (al netto di chirurgia e photo-shop)

2. La sigla di Dawson’s Creek è stata un inno generazionale (aidouonnauei), che sanciva la nostra incontrastata libertà di NON conoscere le parole delle canzoni in inglese, e di cantarle lo stesso, inventandole. Poco premiante per la lingua, molto formativo in termini di audacia e fantasia.

3. Dawson’s Creek raccontava una storia provinciale e reazionaria: un gruppetto di adolescenti sfigati che vivevano in un posto dimenticato da Dio e che s’ammazzavano di paturnie sul tema “verginità”. E, come in tutte le produzioni americane di quel genere, le sgualdrine/festaiole/ubriacone morivano sempre.

4. Sostanzialmente, Dawson’s Creek era la risposta ciellina a Beverly Hills 90210, che aveva pure avuto un notevole successo. Ciò che cambiava è che se le vicende di Brenda, Dylan, Kelly e compagnia cantante le seguivamo come il sogno ammerigano che non avremmo potuto vivere mai, con Dawson’s Creek ci siamo immedesimati tutti perché, che ci piacesse o no, eravamo più simili a quella segaiola mentale di Joey Potter che a Donna Martin.

5. Ma, nonostante Dawson’s Creek fosse un teen-drama mediamente imbarazzante e piuttosto mediocre, le vicende dei ragazzetti di Capeside hanno accompagnato la nostra adolescenza per anni, sollevando in un modo o nell’altro tutti i temi che era giusto trattare in un prodotto del genere: l’amicizia, l’amore, il primo sesso, la gelosia, le droghe, l’alcol, la separazione dei genitori, l’omosessualità, le malattie mentali, la morte, le aspettative per il futuro e la capacità di scegliere, che sanciva il passaggio nell’età adulta.

Sono abbastanza sicura che un adolescente di oggi guarderebbe Dawson’s Creek con lo stesso straniamento con cui a noi capitava di guardare qualche replica di Happy Days o di Starsky & Hutch. E mi chiedo se una serie con lo stesso target, oggi, potrebbe trattare gli stessi temi o se siamo diventati così diversi. Di cosa si preoccupano i ragazzini oggi? Fanno domande? Hanno ancora bisogno di risposte che non trovano comodamente su Google? Quanto possono essere più svegli di noi, che ci siamo sorbiti anni di elucubrazioni della tv generalista, aspettando quel giorno e quell’ora, e che in fondo ci siamo affezionati a una serie come Dawson’s Creek, terribilmente provinciale e reazionaria? Non lo so. Non lo so. In questo momento so solo che aidouonnauei.

E comunque quella a cui i 20 anni hanno solo giovato, è quella sgualdrina di Jen, che però oltre alla bellezza è anche l’unica che ha dimostrato di saper recitare.

aidouonnauei!”

Ciao.

Mi sveglio e come di consueto mentre faccio colazione, oltre ad ascoltare musica, leggo le notizie del giorno..

Stamattina come spesso accade mi sono commossa per un fatto che non credevo potesse farmi commuovere così.. Fabrizio Frizzi se n’è andato questa notte, dopo una lunga malattia che però non lo aveva schiacciato al punto da ritirarsi dal suo lavoro.

Un esempio già questo di grande forza.

Sarà che quando li guardi tutti i giorni ti entrano in casa e ti ci “affezioni” per forza di cose. Loro, dall’altra parte dello schermo, sono coloro che non ti fanno pensare ai problemi della giornata in quel momento. Hanno questo potere se sanno usarlo e Frizzi, per quanto mi riguarda, è sempre stato capace di questo.

Odio la moda dei R.i.p. del giorno, ma a me oggi per Fabrizio Frizzi, dispiace proprio.

Sembra purtroppo che questo mondo si porti via sempre le persone più “pulite”.

ZF302 con me.

Un giorno, penso come sia capitato a tutti, mi venne chiesto se credevo nelle coincidenze. E poi, la domanda seguente, penso sempre come capiti a molti, è “e nei numeri?”. Come se una cosa con l’altra, fosse strettamente collegata..

Mi chiesero anche se credevo nei desideri. Se chiudevo gli occhi quando li esprimevo, magari al passaggio di una stella cadente (che poi spesso in quel caso ti ritrovi anche a sentire “che desiderio hai espresso??”-“si che te lo vengo a dire” rispondevo sempre..)

Ma stavolta lo dico. Anche se la stella non l’ho vista.

È mattina. Dopo 2giorni di incessante pioggia c’è il sole, mi risveglio accanto al principino che ieri non era con me perché stava male ma era con me comunque, perché anche se lui stava peggio di me, mi è stato accanto perché io entravo in quel tubo maledetto dove c’è posto solo per uno.. ma lui è riuscito a farmi sentire che era matrimoniale quel letto di acciaio e plastica. Di fuori stavolta, oltre alla sempre presente roccia della mia vita, dal nome Madre di nome, di fatto e con la M maiuscola, c’era anche quel fratello che sempre è mancato, in tutti i sensi ma sopratutto perché era dall’altra parte del mondo..

Arrivo, il caldo è sempre lo stesso caldo opprimente, la puzza è sempre quella puzza misto morto/disinfettante, le facce sempre quelle che si siedono tristi/preoccupate in attesa dell’inesorabile esame alienante.

All’accettazione, come di consueto, ti viene appioppato un codice.

Io che amo i tatuaggi, dopo 11anni potrei essere un tabellone umano di numeri e lettere, se fossi così matta da volermeli tatuare.. e stavolta, sto pensando seriamente di farlo.

Il codice è lo stesso dell’ultima volta qui. Quell’ultima volta che mi ha cambiato la vita, oggi mi accompagna e mi ricorda che forse è presente anche lei dentro quel tubo con me.

ZF302

Mi spoglio, mi levo orecchini e parte metalliche, dichiaro che posso fare l’esame scongiurando mille cose barrando le apposite opzioni su quel foglio che ormai è diventato il mio “copia e incolla” personale, comincio a respirare lento, a sentire il cuore, a parlarci dicendogli di battere piano..

Entro. E stavolta c’è la sorpresa di una ragazza che conosco da anni che mi attacca alla flebo col sorriso. Mi immobilizzano lei e un altra anima buona con occhi rassicuranti, su quel letto scomodo, asettico, che diventerà a breve il letto più rumoroso mai vissuto. ( neanche nelle notti più focose potrei mai eguagliarlo..)

L’anima buona mi chiude il casco dicendomi che così, che si vedono solo gli occhi verdi, potrei essere uno di quei supereroi fortissimi a cui basta uno sguardo per vincere.. carino lui! Mi ha fatto sorridere in un momento in cui puntualmente mi viene da piangere dall’ansia..

Cominciamo.

“Restare immobili durante lo spostamento del letto” “Continuare a rimanere immobili durante tutto l’esame”

E via di immobilità. Respiro. Chiudo gli occhi prima che il letto scivoli fino in fondo. Comincio a contare le pecore….

Il rumore non parte. Senti riaprirsi la porta. Il letto scivola fuori. Apro gli occhi ed è lui, l’anima buona, che mi chiede

“Ma la vuoi la musica?”

Ecco. Questo è il momento in cui il cuore quasi mi esce dal petto. Altro che risonanza!

E a te e a te, te e te che mi avete chiesto se credevo nelle COINCIDENZE, nei NUMERI e nei DESIDERI ora rispondo SI. SI, CAZZO!

Mi veniva da piangere. Ma dovevo restare calma perché comunque l’esame sarebbe stato lungo e comunque, diciamocelo, è davvero una gran rottura di coglioni la risonanza magnetica. Ma a me il regalo della musica nelle cuffie durante tutto l’esame, con la possibilità di scegliere l’artista che volevo in cuffia, mi ha commosso come poche cose riescono a fare.

Dai che forse nel 3018 riusciranno anche a togliere i rumori e a mettere dei cuscini.. CREDIAMOCI!

Perdonarsi

È difficile chiedere scusa.

È difficile ammettere di aver sbagliato.

È difficile guardarsi allo specchio quei giorni in cui non ti riconosci più.

Ma se tutto é difficile, una cosa è impossibile. Perdonarsi.

Quando ne parli e sembra che sia passata.

Quando ne parli al passato perché ormai appartiene oggettivamente al passato.

Quando corri ai ripari perché i cambiamenti ci sono stati.

Quando il passato è passato ma a te non passerà mai.

Quando ti rendi conto di tutto questo, si, è impossibile perdonare se stessi.

E puoi dire addio alla persona che eri e non puoi volere dire ciao alla persona che sei diventata.

Il sole splende. Sembra quasi primavera. Ma alle volte anche il sole non riesce nel miracolo.

Mareamare

Sono giorni di alta pressione sull’Italia. Meteo Tazzi è risorta ed ha abbandonato la giacca pesante da “pesantezza” a casa e se ne è uscita praticamente sempre, alla ricerca del suo sole e del suo mare che tanto le sta mancando.

Ok, torno seria, faccio basta a parlare in terza persona e ammetto di essere insofferente e sofferente come una braciola sulla griglia, ma mi alzo, mangio il pistacchio del primo sorrisino, bevo il caffè del secondo sorrisino, sveglio (senza riuscirci oggi) il principino e mi butto in queste giornate da trentordici ore, in cui sembra che ne succedano novanta e noi ne vogliamo far succedere centordicimila.

E quindi via di decisioni definitive, cambiamenti sconvolgenti e ammissioni da “tagliatele la testa” (sempre per ricordare Alice nel paese delle meraviglie che, cara biondina che se magna la pasticchina tipo Matrix, SCANZATE!)

Qui stamo per fa ‘lbotto e già tra madri ansiose in maniera diversa l’abbiamo già fatto

Ora è tempo di arimboccarsi le maniche, respirare profondamente, andare avanti senza piangersi addosso e gridare un bel VATTASTRAFADANTELC… (espressione delicatissima anconetana che prende le proprie origini dal “vaffa” nazionale, ma a noi anconetani piace mettere quel nonsochè di scaricatore di porto che è in noi che però rende sempre bene l’idea. È quasi liberatorio. Lo consiglio!)

Insomma, dopo aver ricaricato i polmoni dopo averli liberati dal male, assumo l’altra buona dose di male, fumando paje (sempre dall’anconetano: sigarette) come se non facessero male, scusate la ripetizione e non appena mi infilo le scarpe, comincio a macinare km su km alla ricerca della grande bellezza.

Colui che mi rimette al mondo.

Colui che sostituisce più che degnamente il suo azzurro.

Colui che è il mio primo principino azzurro. Altro che quello che stamattina è rimasto a letto…. 😆

This is “spiaggia del “Passetto” di Ancona”.

Meteo Tazzi vi saluta qui, sperando che questo azzurro sia di aiuto anche a voi, che anche se non ne avete bisogno, però magari avete bisogno di conoscere il “mio” Mareamare.

Il Mareamare calza anche perché Ancona, essendo un golfo, va davvero da mareAmare. Inoltre da una parte di mare possiamo godere guardando l’alba e dall’altra parte di mare, godere guardando il tramonto.

Sempre sul mare.

PRENDETE NOTA!

Tanti auguri MikiTazzi

Worpress mi fa gli auguri. Il mio complimese si sta compiendo. È un po’ come quando da bambina volevo festeggiare già due mesi prima del mio compleanno, il mio futuro compleanno che poi è realmente tra un mese -1 giorno. Il 5 maggio nacqui. Il 5 di ogni mese alle elementari mi tormentavano con quell” Ei fu siccome immobile” manco fossi Manzoni quando fu profondamente commosso dalla morte cristiana dell’imperatore che, preso quasi da un impeto napoleonico, compose di getto il primo abbozzo di quello che sarà poi Il cinque maggio, in soli tre giorni..

3 giorni???? 3 giorni in cui, affascinato dal magnetismo emanato dalla sua persona, in cui riconosceva l’artefice del trapasso da un’epoca storica a un’altra, egli non manifestò né plauso né critica nei confronti di questa figura di condottiero, a differenza di altri poeti suoi contemporanei, e quindi evvai di “mortal sospiro” mentre io la recitavo controvoglia non capendone una cippa.

Ora a distanza di quasi 31anni, qualcosa mi dice che la maestra ci aveva visto lungo ma condottiero dei miei stivali, io da quando mi sono liberata di te, ho cominciato a festeggiare il mio “buon non compleanno” grazie ad Alice perché la speranza di vivere nel paese delle meraviglie, non me la leva nessuno.

Oddio, dopo le recentissime elezioni, qualcosa mi dice che dovrò cambiare idea, ma io continuo. Dopotutto se Worpress mi ricorda quando ho cominciato, qualcosa dovrà pur influire…..

Quindi è passato un mese. Un mese senza te che ricorderò sempre a prescindere dalla spinta che mi hai dato a scrivere qui e un mese in cui siamo nettamente cambiati l’uno per l’altra. A tutt’oggi con le tue notifiche delle “tante” anime belle che mi seguono, non storce il naso perché sa quanto mi servi, ma è comunque geloso.

“Parli più con lui che con me” : questa è stata l’apoteosi di una litigata furiosa mai fatta prima. Mi veniva anche da ridere sentendo queste parole, ma dovendo tenere il punto, gli ho urlato contro “Per forza! Come faccio a spiegarti quanto mi sono pentita!!!?”

Qui caro WordPress sei stato l’artefice delle nostra riappacificazione in quella notte in cui stavo prendendo una via che non avrei mai davvero voluto prendere.

Quindi grazie. Grazie a voi che mi leggete e forse non capendo del tutto, siete comunque incuriositi e solidali con il mio mondo finalmente bellissimo ma come tutto è stato fino a 8mesi fa, anche contornato da insidie.. l’amore non è bello se non è litigarello, diceva qualcuno che secondo me non c’aveva proprio un cazzo da fare. Si l’amore è bello ma io per la mia prima volta non litigo. Parliamo guardandoci sempre negli occhi. Magari il tono cambia ma il rispetto di non rovinare i nostri momenti lo troviamo anche se siamo molto alterati. Ora che litighiamo davvero per le prime volte, ci guardiamo comunque negli occhi, ci abbracciamo fino a toglierci il respiro e piangiamo, solo per Te che non c’eri prima e anche se non ci sei, sei rimasta a ricordarci quanto siamo Importanti l’uno per l’altra.

Sopra ogni cosa.

La nostra serenità non si Baratta con nulla.

Ciao e grazie, cara.

Ciao e grazie, caro.

Vado a festeggiare. Oggi è la nostra giornata libera.

Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Elezioni politiche italiane del 2018 per il rinnovo dei due rami del Parlamento – il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati.

Nient’altro da aggiungere.

È tutto riassunto nel titolo.

Anzi no, una cosina la dico:non capivo sta cosa “donne da una parte, uomini dall’altra” e “si entra uno alla volta” anche se le cabine sono 4, ma ORA almeno riesco a collocare nella mente come M5s e Lega si spartiscono l’Italia.
PRATICAMENTE È COME NEI CESSI CHE TI CHIEDONO I SOLDI PER ENTRARE E POI SONO PIÙ ZOZZI DI QUELLI DELLA STAZIONE.
POVERA ITALIA.
Questo si che è un tutti contro tutti.

Camminare ascoltando

A chi non la conosce ma dovrebbe conoscerla

Magari sotto la pioggia, camminando, ritrovandosi a piangere cercando di respirare. Sciogliendosi come la neve in una giornata uggiosa.

Vivere come volare
ci si può riuscire soltanto poggiando su cose leggere
del resto non si può ignorare
la voce che dice che oltre le stelle
c’è un posto migliore
un giorno qualunque ti viene la voglia
di andare a vedere, di andare a scoprire se è vero
che non sei soltanto una scatola vuota
o l’ultima ruota del carro più grande che c’è

Ma chiedilo a Kurt Cobain
come ci si sente a stare sopra a un piedistallo
e a non cadere
chiedilo a Marilyn
quanto l’apparenza inganna
e quanto ci si può sentire soli
e non provare più niente
non provare più niente
e non avere più niente
da dire

Vivere come nuotare
ci si può riuscire soltanto restando a pelo del mare
d’altronde non si può tacere
la voce che dice che in fondo a quel mare
c’è un mondo migliore
e proprio quel giorno ti viene la voglia
di andare a vedere, di andare a scoprire se è vero
che il senso profondo di tutte le cose
lo puoi ritrovare soltanto guardandoti in fondo

Ma chiedilo a Kurt Cobain
come ci si sente a stare sopra a un piedistallo
e a non cadere
chiedilo a Marilyn
quanto l’apparenza inganna
e quanto ci si può sentire soli
e non provare più niente
non provare più niente
e non avere più niente
da dire

Vivere come sognare
ci si può riuscire spegnendo la luce
e tornando a dormire

Nengue

Nengue: neve

Il termine nengue ha radici nel dialetto umbro, ma non so per quale motivo lo stesso termine viene usato ancora anche nel dialetto anconetano.

A me sa di dolce storpiatura, come quando da bambini proprio non mi riusciva di dire “fuxia” e quindi ogni cosa rosa, la chiamavo fussia..

Oggi 1 Marzo, ci lasciavi tu. Uno dei primi nelle mie orecchie, che con il tuo “attenti al lupo” forse già mi insegnavi che la vita sarebbe stata contornata di difficoltà..

Oggi, donna, ti ascolto qui

riguardando una foto di ieri, di quando finalmente è spuntato un po di sole..

..che mi ha fatto ben sperare e dato la possibilità di tornare bambina seppur molto consapevole. Tu profeta e poeta in terra, ora da lassù chissà cosa scriverai con tutta questa triste realtà intorno..

Gianni Rodari, per chi ha avuto la fortuna di avere buoni insegnanti, scriveva questo per noi bambini che ci aprivamo una via..

D’inverno, quando cade
la neve e imbianca il prato
e nasconde le strade
sotto il manto gelato,
ai bimbi, avventurieri
dal cuor senza paura,
non servono sentieri
per tentar l’avventura:
marciano arditi dove
la nevicata è intatta
aprendo strade nuove
nel deserto d’ovatta.
( Ma l’orme dei piedini
la neve serberà
per guidare i bambini
a casa, quando mamma chiamerà…)

Meteo Tazzi oggi è malinconico. Ancora nevica, siamo sempre a 50cm al suolo, ma sa che si scioglierà e purtroppo non per il sole, ma per la pioggia prevista che renderà tutto più difficile. Sul ghiaccio si scivola e forse, questa è la giusta metafora per questo periodo di brutture in questo mondo in guerra.

Quel grandissimo figlio di una Burian..

Benvenuti su Meteo Tazzi. In un raro momento di Wi-Fi funzionante, aggiornamento sulla costa adriatica.

Ecco.

Allora.

Non esiste più la costa.

Neve. Tanta neve. Per non dire bufere di neve. Neve a fiocchi. Neve a palle. Muri di neve.

Al suolo, questo sconosciuto, non si vedono più i piedi.

Le macchine hanno le sembianze di mastodontici orsi bianchi.

I meccanici faranno festa quando riusciranno a riaprire.

I mezzi spazzaneve sono attivi ma, creando muri di neve ai lati delle strade, poi tocca che chiamate a spese vostre bulldozer per aprirvi un varco.

Si snowborda sulla spiaggia.

Io fossi in voi, prenderei in considerazione, le Marche anche come meta sciistica. Agli impianti ci pensiamo noi. Con calma. Tanto siamo indietro come le palle dei cani.

Nel frattempo Tazzi, escogita qualcosa così.. rimirando il bianco. Il grande bianco.

“Grande Inverno” ce fa ‘na pippa!

“Se viè dal mare ‘tacca”

Non so se è capitato anche voi che vi sanguinino le orecchie da quanto tutti, ma proprio tutti, parlino da settimane di uno stesso argomento.

L’allarmismo in televisione.

L’allarmismo in strada.

L’allarmismo sui giornali.

Anche al bar, l’italiano medio, è diventato metereologo per un giorno. In questo caso, caro Burian, hai dato speranze lavorative a molti, per più di una settimana.

Hai fatto scialà (dall’anconetano equivale al “hai fatto sta bè”!)sopratutto gli studenti.. ahhh! Esserlo ancora in questi giorni sarebbe stata ‘na soddisfaziò..

Scuole chiuse.

Enti pubblici chiusi.

Negozi chiusi.

Centri commerciali saccheggiati.

Pure i cimiteri sono chiusi, dicono i metereologi sempre al bar..

Ed oggi che sei arrivato anche qui, nelle Marche, nonostante il “piano neve” anconetano, stamattina ho girato in un autobus senza catene per 40km, attraversando le strade delle nostre colline sul mare.

Ringrazio comunque la “Reni” (compagnia che gira sulla parte di costa dove ho la fortuna di abitare) ma ho capito il perché del tuo nome, oggi.

La botta di reni arriva spesso perché gli autisti se sentono tutti “stocazzo” e via di contakm a palla de fogo (sempre dall’anconetano: oltre i 100) su strade appunto costiere e di piccoli centri storici in periferia.. E con la neve, senza catene, in mezzo alla bufera e con un accumulo di 50cm in 1ora che non ce li vuoi lasciare con l’ansia che te se magna?!

Ora mi chiedo, perché le catene no?

Perché nella mia città natale, gli autobus comunali più piccoli si sono dovuti fermare in obliquo sulla carreggiata?

Perché tu, anconetano idrosolubile che non esci con la pioggia, con la neve invece ti armi di macchina pure senza termiche e sfoderi la tua patente presa COMPRANDOTELA (perché solo così possono avertela data) e ingombri le strade già malridotte con la tua incompetenza?!

Io capisco che si debba lavorare e si voglia tornare a casa il prima possibile prima di rimanere bloccati, ma santissimo lui, non puoi pensare di lasciare la macchina e camminare?! O chessò, se ti pesa il di dietro, premonirti prima vista l’apocalisse già annunciata?!

Eppure abitiamo in una città dove le salite e le discese sono pane x i nostri denti e il detto “se viè dal mare ‘tacca” tra un po ce la cantavano x addormentarci da bambini..

Ordunque, CE FOGA!

-Sempre dall’anconetano: pare de sta in Siberia-

Applausi. Per una volta, metereologi tutti, c’avete preso!

Andiamo a fare a pallate!

Meteo Tazzi aggiornamento:

Sirolo -3°

Una 60ina di cm al suolo

Strade libere ancora x poco

Nevica anche dal basso all’alto

E questo non è un buon segno.

7 il 25.2 fa 25.7

E anche qui era il 25 ma 8 e facevano sicuramente più di 25 gradi 😂

Sono anni ormai che credo nella numerologia del 5. Il 5 è il numero del giorno e del mese in cui sono nata. Ma nello stesso numero del mese di un “lontano” 2011, il 15 dove è presente il 5 e appunto il 15 è un multiplo di 5, sono morta. E risorta. Nuova. Il 25, altro multiplo del 5 e dove è presente appunto il 5, ho cominciato a Vivere davvero. Col sorriso.

Per non stare ad elencare altri 5 che con cadenza quasi settimanale, mi “perseguitano” sempre però comunque nel bene, per non dire anche che quasi tutti i giorni guardo l’ora e casualmente sono le 05.05 sia di notte ma sopratutto di giorno, non affermerò che mi ha colpito a tal punto da fiondarmi su libri o studi sul caso.

La numerologia mi affascina, ma non ne sono ne schiava ne discepola..

Sono certa ci sia un qualcosa di più grande di noi che io non raffiguro ne in un dio ne in una presenza di nessun tipo. Come sono altrettanto certa che siamo fatti di pura energia e attraiamo ciò che in quel preciso momento è in contatto con noi.

Ma di certo e sopra ogni altra cosa, sono sempre più convinta che questo numero sia il mio numero. E non perché non possa essere anche di qualcun’altro, ma io per me stessa ho le prove che ci sia una stretta connessione tra il mio essere umana e il suo essere numero.

Oggi, dopo troppo tempo in così “poco” tempo per noi, ci siamo ritrovati.

Senza accorgercene, se non fosse che io ora scorrendo alcuni appuntamenti importanti di questa settimana, mi sono accorta che oggi è il 25 (dove appunto è presente il 5) e sono 7 mesi di noi.

25.7=25.2=7

Ed è qui che forse forse, oltre al 5 anche il 7 e il 25 cominciano ad avere un peso non indifferente.

Ricapitolando,

-il 5.5.1987 sono nata.

-il 15.5.2007 sono “morta” e risorta.

-il 25.7.2017 ho cominciato a vivere davvero.

Il tutto in 30anni di vita.

Ora se ve li giocate e vincete, sappiate che VI TROVERÒ E VI DERUBERÒ.

Intanto Auguri a noi. Che festeggiamo tutti i giorni. Ma oggi è stato di nuovo importante..

La cadenza della pioggia

Siamo in una settimana in cui l’Italia è avvolta da questa sorta di nube grigia che quasi fa venir voglia di buttarsi di sotto.

Per lo meno a me, il cielo biancastro, grigio o nero che sia, mette una tristezza infinita ma più di tutto, toglie entusiasmo e forze.

Paradossalmente la puttana con cui convivo da anni si dovrebbe nutrire della spossatezza data, dicono, dal grosso caldo. Dovrebbe temere l’estate e sopravvivere meglio d’inverno.

Per me tutto il contrario.

Ma non mi stupisco. Da che ne ho memoria, sono stata sempre una abbastanza “controcorrente”.. quando gli altri facevano una cosa, io facevo l’opposto, quando mi si diceva di studiare io amavo lavorare e anche quando dicevano a mia madre “sua figlia avrebbe dovuto fare il “classico” per la sua predisposizione alla scrittura e alla lettura, io cosa facevo?! Disegnavo.

Anche l’estate è stata sempre la mia costante. D’estate rifiorisco, d’estate godo sudando macinando km sotto il sole cocente e godo del sole senza ombrellone, d’estate cambio pelle, colore dei capelli e pure colore degli occhi.

Tutto è più chiaro apparte la pelle che assume quel colore che mi ha sempre fatto scambiare per “straniera” e anche qui, quando tutti mi danno della negra, chi più chi meno scherzando, io ne vado fiera a differenza di altri. Pur non essendolo.

Qui questo mio pensiero nero su bianco (anche non volendo mi viene l’assonanza 😂) potrebbe prendere una piega “politica” ma non sarà così, anche se vorrei tanto dire che il 4 Marzo vado e disegno un pisello gigante.. oh, ecco, l’ho detto!

Vabbè, cercando oltremodo di esser seria, il punto del discorso è che nonostante io stia bene, sia fortunata più di altri, nonostante le mie gambe funzionino, la mia sensibilità è a livelli di un pulsante on/off a cuore aperto, a me questo tempo uggioso non piace.

Ma!

Sarà proprio perché mi ritengo fortunata, sarà che sono innamorata come mai prima ad ora, sarà che sono incredibilmente serena nonostante la puttana e le sue ricadute “appassionate” senza controllo, sarà che non appena smette di piovere mi fiondo fuori e mi compiaccio ancora di più con il contapassi quando mi documenta la sforzo, Ma io oggi sono arrivata ad un altra conclusione sul mio vivermi la cadenza delle gocce che ormai cadono quasi ininterrotte da 48ore.

Sono affascinata dalla coerenza con cui cade.

Sono affascinata dall’intenzionalità intrinseca del creare scompiglio.

Sono affascinata dal freddo che ti fa addosso quando ti bagna, ma che ti fa stringere più forte il suo braccio sotto l’ombrello.

Sono affascinata dalla costanza della cadenza.

Mi da serenità in un certo senso.

So che posso appellarmi a poche distrazioni. Che stando perlopiù a casa devo stare con me stessa davvero e quando arriva lui, idem.

E qui, pioggia demmerda, mi tocca ringraziarti.

Copro, scopro e riscopro Me.

Cambiando idea. Cambiando approccio. Cambiando te per me.

Nostalgia

•Nostalgia•/no·stal·gì·a/
sostantivo femminile

Me in Koh Rawi-Andaman Sea-Thailand

È passato un mese esatto. Era il 22.01.2018.

-Eravamo in 6 in tutta la spiaggia.

Ma il sogno non è stata la pace di un paradiso per noi soli fortunati, incontrati per caso e scelti per scelta.

Il paradiso per me è stato affrontare il mare “grosso” sconfiggendo la mia paura più grande e sentirmi per la prima volta parte di un territorio incontaminato “fatto” solo di verde.

Koh Rawi è un isola del Mare delle Andamane, in Thailandia, nella punta più a sud della Thailandia, facente parte dell’arcipelago del Parco Nazionale di Ko Tarutao e raggiungibile solo via mare. La zona è stata dichiarata parco nazionale il 19 aprile 1974, e Patrimonio dei parchi e delle riserve dell’ASEAN dall’UNESCO nel 1982.

Non tutti hanno la fortuna di poterla visitare perché a detta dei “lupi di mare” delle coste vicine, quella parte della costa nella foto, incontaminata appunto, non è permessa dai rangers della zona.

Il perché non ci è stato detto, anche perché contare di comunicare a voce in una qualsiasi lingua che non sia quella del ragazzetto che guida la “batana” (sempre dall’anconetano: imbarcazione di fortuna) è un’utopia, ma arrivando lì “due conti te li fai”.. forse, ho pensato io, ancora c’è qualcuno che cerca di preservarne il territorio selvaggio.

La rivelo ora che sono agli albori di questo “caro diario” proprio perché siete in pochi a leggermi e magari pochi resterete, ma essendo i primi vi ritengo piu importanti e confido nella discrezione.. difficilmente chi avrà modo e voglia di aggiungermi e conoscermi poi, si andrà a rileggere post più datati. E Questa è la speranza, che rimanga un piccolo segreto tra noi. Una “dritta” per pochi proprio per tutelarne l’essenza..

Lì, ecco, non c’è traccia di vita se non quella della linfa vitale degli alberi e della supremazia di qualche scimmia che, giustamente marca il proprio territorio, derubandoti..

Non esistono insomma strutture turistiche, ne proprio strutture di nessun genere; bagni alla buona, o anche chessò, un sandalo dimenticato da qualche altro “fortunato” prima di te.. “Ora non posso davvero pensare che siamo stati gli unici e soli ad aver avuto la fortuna di affondare i piedi nella sabbia di borotalco, ma di sicuro quello che il mio cuore speranzoso ha pensato, è che la qualsiasi persona di passaggio lì, ha per forza il rispetto che ormai si è perso altrove.”

-Poi sicuramente le scimmie fanno il loro dovere e difficilmente dimentichi qualcosa!-

Sta di fatto che quella giornata me la ricorderò per sempre.

E oggi, all’ennesima giornata uggiosa, manca come manchi tu, che ci sei stata e non lo sai..

Poi il fatto che stamattina abbiamo cominciato a stampare foto di quel viaggio, diciamo che ha inciso non poco.

Ora vado a piangere un po di là.

Al freddo. Spellandomi l’ultima parte dell’abbronzatura Thai. Aspettando, imprecando, quel “Buran” di un vento gelido che emigra dalla Siberia.

“Ma chi te vole?! Tornatene a casa tua!”

-Ah Salvì, ma perché non je lo dici pure a lui e ce prometti che con te non arriveranno più immigrati venti gelidi?!-

I nuovi auricolari tappapensieri

Da qualche giorno, essendo molto mattiniera in confronto al principino, al mio risveglio, dopo essermi infilata felpa, calzini, senza dimenticare di tirare su il cappuccio quasi fosse lui l’elemento chiave del tener caldo, scendo dal letto piano piano per fare la tanto amata colazione con polacca (sempre dall’anconetano:brioche) sapientemente congelata prima e scongelata la sera prima di ogni mattina dopo… oddio, mi sto intrecciando, ricomincio. Anzi no, ho troppo sonno. Insomma! Insomma..mi nutro come se non ci fosse un domani, ah si, la polacca é al pistacchio ovviamente, che mi da già quella sferzata di verde speranza e via col caffè macchiato doppio.

Il rito è:

-Incappucciata tipo ninja

-Silenziosa tipo ninja

Dimenticavo le cuffie. E il bello è che scrivo proprio in loro onore.

Quindi,

-Cuffie (sì quelle li di ultima generazione che arrivano fino alla corteccia neuronale, che se nn hai le orecchie pulite poi, auguri!)

E..

-Accendo il Pinguino 😍

(Pinguino is pinguino, come altro avrei dovuto chiamarlo?!)

Dunque, ricapitolando, messe le cuffie stamattina ho messo questa, che mi sono autoregalata come sfogo. Dal minuto 3.54 comincia un acuto che io sento tra tutti i peli delle braccia, che mi fa alzare sulle punte e vibrare pure le unghie e via di imitazione strozzata dell’urlo liberatorio. Strozzato perché sennò i vicini mi citerebbero x danni e il principino verrebbe di qua armato di cuscino e rischierei la separazione prima del matrimonio, oltre che la frantumazione della collezione di bottiglie di birra..

E arieccoci al Pinguino e al Ma che mi accompagna da una vita, manco fosse mia madre quando la chiamo.

Le note di Florence sopratutto al mattino fanno effetto sveglia contro il vetro, Ma il Pinguino supera la Maestra.

Nonostante il suo frack elegante, canta come un trattorino arenato nell’argilla in campagna.

E allora alzo il volume e la voce prende voce, comincio con il mio “Ohhhhhhh! Ohhh! Ohhh! Ohhhhhh!”

E ari-Ma…. nulla.

Il principino non si vede. Dorme che quasi te mette l’astio, Ma (connotato positivo che cerco sempre di vedere) stamattina Respiro. Sorrido.

Ballo.

Il ninja lascia spazio alla femmena.

Come se fuori ci fosse un sole che non c’è!

Grazie Florence.

Ma sopra ogni altra invenzione tecnologica svolta, grazie a te ideatore di cuffie trapananeuroni.

I miei sono anche parecchio lesionati da 11anni, ma grazie a te ho come l’impressione che si rigerinino.

Mi siedo e mangio va. Non fosse mai che cambio umore..

Come diceva Rossella Ohara:

Domani è un altro giorno!

-E per fortuna Rossè.. se era come ieri me mazzavo!-

ZF302 Finale

Siccome is not de heppi end,

end is not de gud dey per non dire che è stata proprio una giornata di SHIT

Ringrazio Sky Cinema Oscar per “Chi ha incastrato Roger Rabbit” e

Riesco a pensare solo due cose:

  • Vorrei perdere l’uso del cervello, come ho fatto con l’uso dell’inglese, dopo questa bottiglia di vino che ci siamo concessi oggi perché volevamo festeggiare (stupidi romantici illusi).
  • Spero l’avrà guardato con noi.

La malinconia, la rabbia, la stanchezza, la dignità calpestata, etc poi vorrebbero dire altro, ma meglio che mi soffermo al solo pensiero comunque triste, che di film come questi non ce ne sono più e ce ne saranno sempre meno.. ma la promessa meno malinconica che posso formulare ora, è che con tutte le mie forze, cercherò di trasmettere la bellezza del bagaglio del nostro passato, nella speranza sia di aiuto per un futuro migliore.

Chiunque tu sia.

Ovunque tu sia.

Quando tu sarai.

Sogni d’oro!