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Pronta?! (no)

C’è stato un giorno preciso in cui mi sono convinta ad aprire questo blog e coincide con il giorno prima di una partenza.

Quindi parto da qui. Ora che sono ritornata. Ora che non sono più tra le nuvole e la realtà torna sorridente ma prepotente come al solito.

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Pensierino stupido.. Ma anche no.

Sono mesi in cui se ne sentono di tutti i colori. Di guerre, femminicidi sempre più presenti, di suicidi, omicidi, matricidi, patricidi, politica non più degna di esser chiamata tale..etc..

Ma sopra ogni cosa, dopo mesi di non voluta assenza dalle informazioni in genere, (più che altro senza accorgermene non passo più il mio tempo ne davanti alle informazioni più o meno distorte della televisione, ne lo passo come mi piaceva tanto, ad informarmi per vie traverse, leggendo, cercando di farmi una mia idea sul web o leggendo libri nel tempo libero -e di quest’ultima cosa non vado fiera, ma so che vado a periodi- ) uno dei misteri, per quanto mi riguarda, dell’informazione d’oggi, è un certo Youg Signorino.

Siccome mi ritrovo spesso ad accendere la tv solo per farmi mangiare il cervello dalle serie tv che tanto adoro e quando spengo, passo il tempo, vivendomi il mio tempo, il mio amore e la mia casa, ammetto di ricevere “informazioni” solo da Facebook dove purtroppo o perfortuna mi piace ancora stare.

Mi distrae, mi tiene in contatto con persone con cui per forza di cose non sarei in contatto se Facebook non ci fosse ma ora, più ci passo il tempo più sono nauseta dall’ “essere” di cui sopra.

Non so minimamente chi sia. O almeno, non lo sapevo fino a poco fa in cui mi sono intestardita per capire perché tutti ne parlano e…cazzo! Ma chi me l’ha fatto fare?! Vi odio.

Fine.

Anzi no.

È preoccupante. È desolante. È assolutamente senza senso ma sopratutto senza alcun senso di esistere e respirare ma purtroppo, come succede con gli incidenti stradali, le persone ne sono attratte pur sapendo che non c’è niente di bello nell’osservare un incidente.. eppure..

Beh!!! Mi discosto. Mi dissocio. Mi autoelimino da questa moda venuta da non so bene cosa e di certo al primo che ora continua a parlarne, lo insulto.

Basta. Non se ne può più.

Non c’è nulla di più vero nella frase di non so chi, in cui si dice che siamo talmente abituati al brutto che alla fine, il brutto finisce col piacerci.

Ma anche qui mi dissocio.

A me il brutto HA ROTTO IL CAZZO (ops!)

Fine. Per davvero stavolta. Vado ad imprecare di là.

Robert Nesta Marley MANCHI

Collocamento mirato me te magno.

Continuo a mancare da un po.. come ho gia scritto per mille motivi, manco.

E manco (dall’anconetano: neanche) manco a caso.

Su facebook, dove non so perchè non manco mai, anzi lo so, si chiama malattia vera, altro che la sclerosi che mi accompagna, due giorni fa, per il mio anniversario, postavo questo:

-Per il mio 11° compleanno di nuova vita, condivido il mio culo negro in una spiaggia sperduta nel Mare delle Andamane, qualche mese fa, dove l’unico pensiero che avevo era che SCIALAVAMO e AMAVAMO ogni singolo istante di quel posto incontaminato.
Lì ho capito che riesco ad essere migliore di quel che penso ma che sono nulla in confronto al respiro che ci da la Terra, tutti i giorni.
In questi 11anni ho capito che ho un gran culo e non perché è ancora alto e tondo nonostante non faccio attività fisica, ma perché dopo 11 anni non è costretto seduto, come tanti altri meno fortunati di me.
Ho respirato e pianto perché ho il culo di farlo autonomamente. Sopratutto lì dove non pensavo mai di riuscire ad essere.
Mi sono riempita gli occhi di quei colori che non credevo possibili in natura e ho ringraziato con tutta me stessa perché avevo il privilegio di avere la vista funzionante per conoscerli.
A 11 anni di nuova me, nel bene e nel male di questa vita difficile ma non impossibile, ringrazio la “puttana” che mi infastidisce il sistema nervoso come la migliore delle puttane, perché mi ha insegnato a vivere.
Non smetterò mai di dirlo. Nonostante sia con me e in me, ho un gran culo e continuerò ad averlo anche quando sarà floscio e basso.
Tanti auguri a me.
31+11 e vado avanti.
#thailand #andamansea #kohrawi #sm-

Oggi, il 17 (numero sfigato dai tempi dei tempi) di quel mese che è rappresentativo del mio numero 5, in questo caso nelle veci del fortunato, ho FINALMENTE FIRMATO UN PRECONTRATTO LAVORATIVO DURATURO, CON PROSPETTIVA DI TEMPO INDETERMINATO (IL PRIMO DELLA MIA VITA) MA SOPRATUTTO IL PRIMO DOPO 11 FOTTITISSIMI ANNI, CHE “USUFRUISCE” DEL COLLOCAMENTO MIRATO PER NOI INVALIDI CIVILI.

(Sia chiaro che nulla è piovuto dal cielo del centro di collocamento, ma bensì andato in cerca da me medesima, che per anni avevo ormai evitato di scrivere della mia invalidità sui milioni di curriculum stampati, visto che noi poracci INVALIDI CIVILI siamo visti come la peste bunnonica in tempi de guera)

Si cazzo, daje!

GIUSTIZIA È FATTA, GOVERNO INVISIBILE

LADRO!

Il Toro è abitudinario

Secondo l’astrologia il Toro è un segno abitudinario. Di quelli che ha bisogno di certezze e stabilità, di quei sani momenti anche ripetitivi che confermano a quelli nati sotto lo stesso flusso zodiacale (?) che tutto procede uguale. E con uguale si intende il senso più puro del termine: tutto rimane com’è, perché il com’è va bene cosi.

Eppure io, che sono uno di quei tori testardi da buttarti giù se vedono rosso, fino a quando non sono riuscita davvero nell’intento, sto vivendo un periodo che tutto è, meno che abitudinario. E sto bene. Anche se l’altra mia parte tora, sente di essere stravolta nel profondo da questi cambiamenti continui e sa di essere costantemente vicino al baratro.

Mille cose sono successe. Belle, brutte e sconvolgenti in entrambi i sensi. Da luglio vivo con delle perenni farfalle nello stomaco che sono si, sintomo di un amore vero, ma anche sinonimo di svolazzamento libero.

Libera finalmente di scegliere quello che voglio senza condizionamenti ne esterni ma sopratutto mentali. Più leggera nonostante i chili di troppo che difficilmente si smaltiscono dopo i 30. Libera di aver scelto un amore e non un accontentarsi. Libera di aver cambiato uomo, casa, città, amicizie, abitudini per poi ritornare di nuovo alla base ma con il cuore sempre nella stessa casa, con lui.

Forse è questa l’unica vera mia abitudine: il cuore nella stessa casa del suo cuore.

Ma come ogni buon Toro sa, c’è il bello dell’essere forti più di altri, del godere dei bei momenti più di altri, come ad esempio quando ti incorno durante la corrida, perché se sei stronzo meriti che io ti punisca, ma sai che sei anche così sensibile che se ti punisco, sto male come un cane. Non certo come un toro.

Ed eccomi qui a pensare che tutto ciò che vivo è meraviglioso ma tutto ciò che non riesco a vivere rende, alle volte, tutto tremendamente tremendo.

Ma forse mi merito tutto.

Perché quella parte di me non c’è più.

Perché mi sono accorta solo dopo di volerla più delle conseguenze.

Perché mi merito le conseguenze.

Anche se continuo ad esporre le corna per dimostrare di essere ancora forte, sento che mi manca tutto ciò che non ho voluto.

E mi merito tutto. Nel bene e nel male.

Perché in realtà non mi merito niente.

All’alba dei 31, c’è chi va avanti e chi come me rimane ferma in quell’abitudine mentale che, cazzo, sono proprio un toro di merda.

Scusami.

Ciao.

Manco da un po..

Manco da un po..

E questa è la spiegazione oltre che il mio buongiorno e la mia buona domenica..

“Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama… Autostima. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che la sofferenza e il dolore emozionali
sono solo un avvertimento che mi dice di non vivere contro la mia verità. Oggi so che questo si chiama… Autenticità. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama… Maturità. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama… Rispetto. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso, all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è… Amore di sé. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.

Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama… Semplicità. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama… Umiltà. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo. È la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo… Pienezza. Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono reso conto che il mio Pensiero può
rendermi miserabile e malato. Ma quando ho imparato a farlo dialogare con il mio cuore,
l’intelletto è diventato il mio migliore alleato. Oggi so che questa si chiama… Saper vivere!“

Charlie Chaplin

Quando a quasi 31anni ti rendi conto che ne avevi 11.

“Ho appreso dalle mie bacheche che sono passati 20 anni dalla messa in onda di Dawson’s Creek. La notizia, di primaria importanza, ha suscitato in me una serie di profonde riflessioni che vi sottopongo:

1. Siamo adulti, dobbiamo arrenderci. Niente immaturità tardo-adolescenziali, niente sindrome di Peter Pan. C’abbiamo i capelli bianchi e i beniamini di un telefilm (si chiamavano telefilm) con cui siamo cresciuti hanno ormai queste facce qui (al netto di chirurgia e photo-shop)

2. La sigla di Dawson’s Creek è stata un inno generazionale (aidouonnauei), che sanciva la nostra incontrastata libertà di NON conoscere le parole delle canzoni in inglese, e di cantarle lo stesso, inventandole. Poco premiante per la lingua, molto formativo in termini di audacia e fantasia.

3. Dawson’s Creek raccontava una storia provinciale e reazionaria: un gruppetto di adolescenti sfigati che vivevano in un posto dimenticato da Dio e che s’ammazzavano di paturnie sul tema “verginità”. E, come in tutte le produzioni americane di quel genere, le sgualdrine/festaiole/ubriacone morivano sempre.

4. Sostanzialmente, Dawson’s Creek era la risposta ciellina a Beverly Hills 90210, che aveva pure avuto un notevole successo. Ciò che cambiava è che se le vicende di Brenda, Dylan, Kelly e compagnia cantante le seguivamo come il sogno ammerigano che non avremmo potuto vivere mai, con Dawson’s Creek ci siamo immedesimati tutti perché, che ci piacesse o no, eravamo più simili a quella segaiola mentale di Joey Potter che a Donna Martin.

5. Ma, nonostante Dawson’s Creek fosse un teen-drama mediamente imbarazzante e piuttosto mediocre, le vicende dei ragazzetti di Capeside hanno accompagnato la nostra adolescenza per anni, sollevando in un modo o nell’altro tutti i temi che era giusto trattare in un prodotto del genere: l’amicizia, l’amore, il primo sesso, la gelosia, le droghe, l’alcol, la separazione dei genitori, l’omosessualità, le malattie mentali, la morte, le aspettative per il futuro e la capacità di scegliere, che sanciva il passaggio nell’età adulta.

Sono abbastanza sicura che un adolescente di oggi guarderebbe Dawson’s Creek con lo stesso straniamento con cui a noi capitava di guardare qualche replica di Happy Days o di Starsky & Hutch. E mi chiedo se una serie con lo stesso target, oggi, potrebbe trattare gli stessi temi o se siamo diventati così diversi. Di cosa si preoccupano i ragazzini oggi? Fanno domande? Hanno ancora bisogno di risposte che non trovano comodamente su Google? Quanto possono essere più svegli di noi, che ci siamo sorbiti anni di elucubrazioni della tv generalista, aspettando quel giorno e quell’ora, e che in fondo ci siamo affezionati a una serie come Dawson’s Creek, terribilmente provinciale e reazionaria? Non lo so. Non lo so. In questo momento so solo che aidouonnauei.

E comunque quella a cui i 20 anni hanno solo giovato, è quella sgualdrina di Jen, che però oltre alla bellezza è anche l’unica che ha dimostrato di saper recitare.

aidouonnauei!”

Ciao.

Mi sveglio e come di consueto mentre faccio colazione, oltre ad ascoltare musica, leggo le notizie del giorno..

Stamattina come spesso accade mi sono commossa per un fatto che non credevo potesse farmi commuovere così.. Fabrizio Frizzi se n’è andato questa notte, dopo una lunga malattia che però non lo aveva schiacciato al punto da ritirarsi dal suo lavoro.

Un esempio già questo di grande forza.

Sarà che quando li guardi tutti i giorni ti entrano in casa e ti ci “affezioni” per forza di cose. Loro, dall’altra parte dello schermo, sono coloro che non ti fanno pensare ai problemi della giornata in quel momento. Hanno questo potere se sanno usarlo e Frizzi, per quanto mi riguarda, è sempre stato capace di questo.

Odio la moda dei R.i.p. del giorno, ma a me oggi per Fabrizio Frizzi, dispiace proprio.

Sembra purtroppo che questo mondo si porti via sempre le persone più “pulite”.

ZF302 con me.

Un giorno, penso come sia capitato a tutti, mi venne chiesto se credevo nelle coincidenze. E poi, la domanda seguente, penso sempre come capiti a molti, è “e nei numeri?”. Come se una cosa con l’altra, fosse strettamente collegata..

Mi chiesero anche se credevo nei desideri. Se chiudevo gli occhi quando li esprimevo, magari al passaggio di una stella cadente (che poi spesso in quel caso ti ritrovi anche a sentire “che desiderio hai espresso??”-“si che te lo vengo a dire” rispondevo sempre..)

Ma stavolta lo dico. Anche se la stella non l’ho vista.

È mattina. Dopo 2giorni di incessante pioggia c’è il sole, mi risveglio accanto al principino che ieri non era con me perché stava male ma era con me comunque, perché anche se lui stava peggio di me, mi è stato accanto perché io entravo in quel tubo maledetto dove c’è posto solo per uno.. ma lui è riuscito a farmi sentire che era matrimoniale quel letto di acciaio e plastica. Di fuori stavolta, oltre alla sempre presente roccia della mia vita, dal nome Madre di nome, di fatto e con la M maiuscola, c’era anche quel fratello che sempre è mancato, in tutti i sensi ma sopratutto perché era dall’altra parte del mondo..

Arrivo, il caldo è sempre lo stesso caldo opprimente, la puzza è sempre quella puzza misto morto/disinfettante, le facce sempre quelle che si siedono tristi/preoccupate in attesa dell’inesorabile esame alienante.

All’accettazione, come di consueto, ti viene appioppato un codice.

Io che amo i tatuaggi, dopo 11anni potrei essere un tabellone umano di numeri e lettere, se fossi così matta da volermeli tatuare.. e stavolta, sto pensando seriamente di farlo.

Il codice è lo stesso dell’ultima volta qui. Quell’ultima volta che mi ha cambiato la vita, oggi mi accompagna e mi ricorda che forse è presente anche lei dentro quel tubo con me.

ZF302

Mi spoglio, mi levo orecchini e parte metalliche, dichiaro che posso fare l’esame scongiurando mille cose barrando le apposite opzioni su quel foglio che ormai è diventato il mio “copia e incolla” personale, comincio a respirare lento, a sentire il cuore, a parlarci dicendogli di battere piano..

Entro. E stavolta c’è la sorpresa di una ragazza che conosco da anni che mi attacca alla flebo col sorriso. Mi immobilizzano lei e un altra anima buona con occhi rassicuranti, su quel letto scomodo, asettico, che diventerà a breve il letto più rumoroso mai vissuto. ( neanche nelle notti più focose potrei mai eguagliarlo..)

L’anima buona mi chiude il casco dicendomi che così, che si vedono solo gli occhi verdi, potrei essere uno di quei supereroi fortissimi a cui basta uno sguardo per vincere.. carino lui! Mi ha fatto sorridere in un momento in cui puntualmente mi viene da piangere dall’ansia..

Cominciamo.

“Restare immobili durante lo spostamento del letto” “Continuare a rimanere immobili durante tutto l’esame”

E via di immobilità. Respiro. Chiudo gli occhi prima che il letto scivoli fino in fondo. Comincio a contare le pecore….

Il rumore non parte. Senti riaprirsi la porta. Il letto scivola fuori. Apro gli occhi ed è lui, l’anima buona, che mi chiede

“Ma la vuoi la musica?”

Ecco. Questo è il momento in cui il cuore quasi mi esce dal petto. Altro che risonanza!

E a te e a te, te e te che mi avete chiesto se credevo nelle COINCIDENZE, nei NUMERI e nei DESIDERI ora rispondo SI. SI, CAZZO!

Mi veniva da piangere. Ma dovevo restare calma perché comunque l’esame sarebbe stato lungo e comunque, diciamocelo, è davvero una gran rottura di coglioni la risonanza magnetica. Ma a me il regalo della musica nelle cuffie durante tutto l’esame, con la possibilità di scegliere l’artista che volevo in cuffia, mi ha commosso come poche cose riescono a fare.

Dai che forse nel 3018 riusciranno anche a togliere i rumori e a mettere dei cuscini.. CREDIAMOCI!